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Come si fa a diventare registi? Una nuova anticipazione da "Il punto in movimento"
02/02/2016 -

 


Continuiamo con le anticipazioni, a dieci giorni dalla pubblicazione di "Il punto in movimento". Oggi per voi una lettera in cui Brook risponde alla domanda: come si fa a diventare registi?


Caro signor Howe, la sua lettera, così diretta, mi coglie alla sprovvista e mi mette in difficoltà. Mi chiede come si fa a diventare registi.
 Nel mondo del teatro, si è registi perché ci si auto-proclama tali. Un regista disoccupato è una contraddizione in termini, come lo è un pittore disoccupato – a differenza di un attore disoccupato, che invece è vittima delle circostanze. Si diventa registi dicendo di essere registi e poi convincendo altre persone che quanto si dice è vero. Quindi, in un certo senso, il problema di come procurarsi il lavoro si risolve con quelle stesse abilità e risorse che sono necessarie per condurre le prove. Non conosco altro modo, se non convincere delle persone a lavorare per sé, cominciare a lavorare – anche senza essere pagati – e presentare il risultato al pubblico – in una cantina, nel retro di un pub, in una corsia d’ospedale, in una prigione. L’energia prodotta lavorando è più importante di qualsiasi altra cosa.
 Quindi faccia in modo di essere sempre attivo, anche adattandosi alle condizioni più primitive, invece di perdere tempo a cercare occasioni con condizioni migliori ma che potrebbero non presentarsi mai. Alla fine, lavoro chiama lavoro. 
Cordialmente, Peter Brook.


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Di Neil Landau. Traduzione di Claudio Maccari
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