Harold Clurman introduce "Metodo o Follia?"
26/01/2017 -

 


"Metodo o follia?" raccoglie le otto conferenze che Robert Lewis tenne nella primavera del 1957 al Playhouse Theatre di New York davanti a una platea di attori, registi e sceneggiatori.


Clicca su leggi di più per l'Introduzione al libro scritta da Harold Clurman.

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«Questa serie di conferenze tenute da Robert Lewis davanti a un pubblico di attori professionisti vanno a integrare e chiarire i tre libri lasciatici da Konstantin Stanislavskij, il padre del cosiddetto “metodo” o, per dirla alla maniera del suo ideatore, “sistema”. Nel corso dei suoi interventi Lewis fa molti riferimenti ai libri di Stanislavskij e ne legge più di un passaggio. Le lezioni di Lewis fanno del buon senso, oltre che dello humour, il loro tratto distintivo. Leggendole mi è venuta in mente una massima coniata da non ricordo chi: «Meglio un buon dottore con una teoria sbagliata che uno cattivo con una teoria giusta». Benché Lewis sia un buon “dottore” con una teoria giusta, la massima citata avrebbe potuto fungere da slogan delle sue conferenze. Usare il buon senso nel parlare del Metodo, che potremmo definire come una formalizzazione codificata della tecnica della recitazione, si è fatto oltremodo necessario.Il motivo per cui si sentono così tante assurdità e sciocchezze a proposito del Metodo risiede nella nostra implacabile fame di “magia”. Siamo sempre a caccia di qualche novità che abbia l’effetto di una pozione magica. Basta fargli assumere una dose di questa nuova medicina per tre volte al giorno e, come per incanto, lo studente diventa un attore magnifico, un artista, forse perfino un genio. Il lettore avrà forse notato che ho definito il Metodo una formalizzazione della tecnica della recitazione. Non ho detto recitazione realistica. Tale precisazione è importante perché il Metodo è stato introdotto nel Teatro d’Arte di Mosca (diretto da Stanislavskij) intorno al 1911, quando gli autori realisti – ˇCechov, Gor´kij e così via – erano al massimo della loro popolarità e nel teatro americano tra il 1925 e il 1935, quando le opere di Sidney Kingsley, Clifford Odets e di drammaturghi a essi affini stavano attirando particolare attenzione. Fu nelle rappresentazioni di queste opere che il Metodo rivelò tutta la sua efficacia. Sono convinto che per quanto ci sia una corrispondenza storica o cronologica tra la scuola drammaturgica realista e il Metodo, esso è compatibile con ogni tipo di recitazione, e non solamente con quella realistica. Il fatto che il Metodo non sia uno stile non sarà mai sottolineato abbastanza. Nel teatro lo stile è determinato dalla natura del testo rappresentato, dalle idee di messinscena e dal temperamento del regista e della compagnia che egli dirige. Il Metodo è una tecnica, un modo di preparare l’attore a sviluppare nel corso degli anni e attraverso la pratica una tecnica che gli permetta di sfruttare sul palcoscenico tutte le sue risorse. La (fortunata) carriera registica dello stesso Lewis testimonia che quanto affermo è un dato di fatto e non semplicemente il mio personale punto di vista sulla questione. Dopo lo scioglimento del Group Theatre, in cui recitò e studiò a fondo il Metodo, Lewis è passato alla regia e ha messo in scena, tra le altre cose, Il mio cuore è sugli altipiani di Saroyan, un testo poetico, Brigadoon, un musical, Tempo felice, una commedia franco-canadese di costume, e La casa da tè alla luna d’agosto, una tradizionale commedia americana. A parlare di teatro qui è un uomo di spettacolo e le sue parole vanno a fare piazza pulita, una volta per tutte, degli equivoci sorti intorno al Metodo. Parole utili, dunque; anzi, necessarie.» 


New York


15 luglio 1958

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